Salta il tavolo alla Maflow

ottobre 12, 2011 Lascia un commento

 

Ieri mattina, verso le 10, all’interno dei cancelli della Maflow di Trezzano si è svolto un incontro cruciale per il destino dell’azienda.
Proprietà e sindacati seduti a un tavolo per discutere riguardo alla situazione attuale dell’azienda che, oggettivamente, non sta rispettando i patti.

Secondo l’accordo stipulato l’anno scorso, infatti, per l’acquisto di tutto il gruppo Maflow (Italia, Brasile e Cina) la proprietà polacca si era impegnata a stilare per la fabbrica trezzanese un piano di rientro di lavoro, un aumento di commesse e il ritorno all’occupazione di 30 lavoratori, con priorità alle coppie, entro l’estate appena passata. Al rispetto di queste clausole è vincolata la firma dell’accordo sindacale senza il quale la vendita dell’intero gruppo potrebbe risultare nulla.
L’attuale posizione dei Sindacati, Cub e Fiom in testa, è molto semplice e ben supportata dai lavoratori: se non ci si muoverà al più presto verso una reale volontà di rispetto degli accordi, si procederà tramite avvocati promovendo una causa che, se vinta, toglierà la proprietà della multinazionale dalle mani polacche.
Dall’altra parte la campana imprenditoriale che sostiene di non poter fare di meglio per quanto riguarda l’aumento di commesse, a causa della crisi economica e che, anzi, si potranno preannunciare altre casse integrazioni specialmente all’interno della forza lavoro impiegatizia.

Con queste premesse si è arrivati al tavolo di ieri in cui l’attuale proprietario ha messo sul tavolo l’impiego di 5 lavoratori cassaintegrati e il rientro di altri 10 in due tornate nei mesi a venire. Non c’è stata però alcuna presentazione di un valido progetto per il rientro lavorativo e nemmeno l’assicurazione di una marcia indietro verso le prossime casse integrazioni paventate all’interno dei “colletti bianchi”. Forti del precedente non rispetto dei patti e consapevoli di avere finalmente un’arma appuntita tra le mani, quella legale, i rappresentanti sindacali di Cub e Fiom si sono quindi alzati e hanno abbandonato il tavolo delle trattative, giudicando inaccettabili le condizioni proposte.

Una rottura secondo me dovuta perché in tali condizioni si rischia di essere cornuti e mazziati, lasciando morire lentamente la fabbrica trezzanese aggrappandosi a speranze palesemente inconsistenti. Con la possibilità di una causa, oltretutto, i lavoratori e le forze sindacali sono consapevoli di poter avere un grosso vantaggio nelle future e auspicabili trattative dato che, se è palese da parte polacca la volontà di chiudere l’azienda trezzanese, così non si può dire per le realtà Cinesi e Brasiliane in un mercato dell’auto che risente della crisi meno che gli altri settori.
La posizione becera e incosciente della proprietà è anche riuscita in un “miracolo” da ben pochi sperato, e cioè riunire il fronte interno e quello esterno dei lavoratori Maflow preannunciando una stagione di nuove battaglie e scioperi.
La mobilitazione è quindi ricominciata, questa volta con valide speranze al seguito, per smascherare, se fosse ancora necessario, il piano di disinvestimento e chiusura nella mente del padronato polacco abituato a trattare i lavoratori come merce o ingranaggi inanimati all’interno dell’attuale sistema economico. Sistema, oltretutto, palesemente sbagliato e tendente all’autodistruzione.
Pensare che una maggiore solidarietà, una concezione di lavoro come crescita umana e la visione dei lavoratori come parte integrante e pensante del sistema produttivo è troppo difficile?

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

Spazio Lavoro 6.10.2011

ottobre 9, 2011 Lascia un commento


BARLETTA: IL LAVORO NERO RISCHIA DI VINCERE SULLA SICUREZZA
Morti annunciate

LA FIAT LASCIA CONFINDUSTRIA
FIAT: LANDINI, SEGNALE DI DISIMPEGNO DAL NOSTRO PAESE

SONO COSÌ LONTANI TRA LORO LA STRAGE DI BARLETTA E LO STRAPPO DELLA FIAT?

Il Lavoro è necessario per avere un reddito, per poter vivere il presente e fare progetti per il futuro, l’importanza del Lavoro è sancita dalla Costituzione: “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro”.
Ma quale Lavoro?
Durante i Referendum a Pomigliano d’Arco e a Mirafiori la FIAT aveva posto il suo ricatto i lavoratori devono scegliere: O IL LAVORO O I DIRITTI
In molti erano caduti nel ricatto della FIAT, qualcuno in modo interessato, come il Governo Berlusconi e la stessa Confindustria, che da quasi 10 anni perseguono l’obiettivo di colpire i diritti contrattuali e sindacali, con il tentativo nel 2002 di eliminare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, e nel 2003 con il varo della Legge 30, che è la causa principale della precarietà in cui sono costretti oggi migliaia di lavoratori, non solo giovani.
Ma in quel ricatto ci erano caduti anche molti nell’area sindacale e dell’opposizione, che invitavano i lavoratori a votare SI all’accordo per mantenere la produzione FIAT in Italia.
Ma nonostante il tentativo di caricare sulle spalle dei lavoratori la responsabilità di un’eventuale disinvestimento di FIAT in Italia, da Pomigliano e da Mirafiori è arrivata una lezione di DIGNITA’, i lavoratori hanno ribadito in massa che non può esserci LAVORO SENZA DIRITTI.
E i fatti di questi ultimi due giorni dimostrano che questi lavoratori avevano ragione.
Dopo aver ottenuto tutto quello che voleva da un Governo e da Ministri compiacenti, che hanno inserito nella Manovra economica il famigerato articolo 8 per garantire a FIAT la libertà di disporre dei lavoratori senza vincoli del Contratto Nazionale e della Legge 300, Marchionne ha dato uno schiaffo a tutti, dichiarando che uscirà da Confindustria e iniziando a prefigurare un possibile disimpegno produttivo dall’Italia.
Per ora quello che è certo è che il Piano Industriale di Fabbrica Italia è una chimera, i due stabilimenti di Termini Imerese e Irisbus rischiano la chiusura, nel resto degli stabilimenti c’é la cassa integrazione, FIAT continua a perdere quote di mercato, e nel padronato potrebbero essere in molti a seguire l’esempio della FIAT, disgregando il concetto stesso di contrattazione sindacale.
La strage di Barletta non è scollegata da questi problemi, tutt’altro.
Il caso di Barletta non è certamente isolato, chi parla di scandalo cade nell’ipocrisia, i dati ISTAT stimano che nel 2009 erano oltre 2 milioni e mezzo i lavoratori in nero, senza controlli, senza regole e diritti, un fenomeno noto e presente in vari settori produttivi, non solo al Sud, ma anche al Nord, in particolare nei settori dell’Edilizia, del Tessile e dell’Agricoltura.
Un fenomeno che con la crisi economica degli ultimi due anni si è aggravato perché aumenta la disponibilità a lavorare anche in condizioni ottocentesche e senza diritti, pur di avere un reddito per tentare di vivere, un reddito di nemmeno 4 euro al’ora.
Questa è l’Italia del 2011, questa è la conferma che più degli scarni numeri sul PIL e gli andamenti di Borsa, la civiltà di un Paese si misura sulla qualità del suo Lavoro, sulla effettiva realizzazione del Diritto e dei Diritti sul Lavoro, sulle condizioni professionali, sulla formazione, sulla ricerca, sulla stabilità, SULLA DIGNITA’ di LAVORATORE E CITTADINO.
Luciano Chiodo

ESPRIMIAMO LA NOSTRA INDIGNAZIONE PARTECIPIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 15 OTTOBRE A ROMA
Appello unitario per la mobilitazione del 15 ottobre
15 OTTOBRE A ROMA: MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Comunicato Fiom-Cambiamo l’Europa, cambiamo l’Italia-People of Europe, Rise Up!

NOTIZIE AL 5 OTTOBRE

05/10/2011
Incidenti lavoro, muore schiacciato da lastra marmo
Lavoro, operai vivono 6 anni in meno dei dirigenti
Cgil, cig in calo per aumento licenziamenti
Grecia, migliaia di statali in piazza contro i tagli
Barletta: Filctem, lavoro nero rischia di vincere su sicurezza
Incidenti lavoro: Firenze, operaio morto per asfissia

04/10/2011
Statali, in F.V.Giulia persi 3mila posti dal 2009
Incidenti lavoro, muore travolto su tangenziale Foggia
Cartiere Pigna come Fiat: addio a Confindustria
Anas, 13 ottobre lavoratori in piazza contro la manovra
Operaio morì in cantiere, 5 rinviati a giudizio
Sanità, nel 2015 in Lombardia mancheranno 7mila medici
Grecia: manifestanti occupano ministero del Lavoro
Pensioni: il 28/10 manifestazione nazionale Spi Cgil

03/10/2011
Incidenti lavoro, muore intossicato nel napoletano
Barletta, aperta inchiesta per disastro colposo
Fiat: Landini, segnale disimpegno da nostro paese
Confindustria, con uscita Fiat perde 5 milioni
Incidenti lavoro, muore agricoltore in Sardegna
Barletta, in 5 sotto le macerie
Napoli, migliaia in corteo con i lavoratori Alenia
Videocon, operai condannati per blocco stradale
Fincantieri, occupazione a oltranza a Genova
Fiat, sciopero e presidio a Termini Imerese
Lombardia: studio Cgil, meno servizi e più tariffe
Fiat: Cremaschi, Marchionne fa la secessione

02/10/2011
Gb: Manchester: 30mila manifestano contro governo

30/09/2011
Effetto manovra, gas costa 61 euro in più a famiglia
Incidenti lavoro: Genova, giardiniere cade e muore
Occupazione: Cgil, recupero lento, la crisi continua
Ue: manovre indeboliscono mercato lavoro italiano
Pubblico impiego: Cgil in piazza l’8/10 per il futuro
Agricoltura: Coldiretti, 40mila posti lavoro in meno

29/09/2011

Incidenti lavoro: Milano, due operai feriti dopo crollo
Parlamento europeo approva risoluzione green economy
Pensioni: Cgil, basta tormentoni, fondo Inps in attivo
Incidenti lavoro: Nuoro, muore allevatore
Nokia taglia 3.500 posti lavoro in Romania, Germania e Usa
Famiglie: consumatori, situazione drammatica
28/09/2011
Occupazione: Cgil, è crollo nelle grandi imprese
Bologna, 4 condanne per operaio morto in cantiere
Fincantieri: Sestri Ponente, sciopero unitario di 4 ore
Incidente lavoro: Udine, muore per caduta da tetto
Incidenti lavoro: operaio cade e muore nel Varesotto
Incidenti lavoro: operaio muore nel Casertano
Occupazione: Camusso, piano generale per giovani
28/09/11 fs: ancora un ferroviere morto sul lavoro

CRISI ECONOMICA
Manifesto degli imprenditori, giudizio negativo

Diritto al lavoro e diritto alla pensione non sono alternativi

E’ subdolo e in malafede il tentativo di far passare la tesi che per garantire la pensione ai giovani bisogna togliere i così detti “privilegi” ai loro genitori. Mentre le proposte di Confindustria sembrano riscuotere ampio consenso sui mezzi di comunicazione, e tra lo stesso PD e Di Pietro, ci pensano i dati pubblicati dall’INPS a riportare un po’ di verità sulla questione delle pensioni. I dati pubblicati l’1 ottobre dall’INPS dicono infatti che nei primi 8 mesi del 2011, rispetto allo stesso periodo del 2010, le nuove pensioni sono passate complessivamente da 257.940 a 208.134, con una diminuzione del 24,1% per le pensioni di vecchiaia e del 15,4% per quelle di anzianità. La Nota dell’INPS spiega che il forte calo per le nuove pensioni è dovuto soprattutto agli interventi della manovra 2010: con l’entrata in vigore della ”finestra mobile” e dell’aumento di un anno per l’età’ minima per la pensione di anzianità.
Se ci sforziamo di vedere dietro a questi numeri delle persone in carne e ossa, vediamo che sono rimasti ”incastrati” sul lavoro lavoratrici e lavoratori dipendenti che SI ILLUDEVANO di poter andare finalmente in pensione dopo 30-40 anni di lavoro, spesso pesante e con orari disagiati, con turni di notte o di sabato e domenica. Per questi lavoratori, anche solo un mese in più di lavoro può rappresentare un grave problema dal punto di vista psicofisico. In particolare per le donne, che devono sommare lavoro in azienda e lavoro di cura, e che con la maternità, la cura dei figli e, spesso, dei nipoti, fanno più fatica a raggiungere i requisiti contributivi.
Ma sono rimasti “incastrati” nella loro condizione anche i disoccupati e i precari, giovani e non solo, che SI ILLUDEVANO di uscire finalmente dalla situazione di disoccupazione o di precarietà, magari dopo anni di disoccupazione o rapporti di lavoro a termine, andando ad occupare i posti di lavoro liberati da chi è andato in pensione.
Invece no, si ritardano i tempi del pensionamento e si allunga ulteriormente lo status di disoccupato e precario.
Due diritti disconosciuti in un colpo solo, IL DIRITTO ALLA PENSIONE E IL DIRITTO AL LAVORO.
E’ questa la ricetta di Confindustria per la CRESCITA?
E’ in questo modo che secondo gli imprenditori italiani si esce dalla crisi?
Oggi la priorità per superare la crisi è la ripresa dell’occupazione, oltre a politiche per incrementare i salari.
La Confindustria ha responsabilità enormi sullo stato attuale dell’economia italiana. Da anni persegue un modello di competitività basato su bassi salari e precarietà. La Legge 30 è stata voluta proprio dal padronato italiano, che l’ha commissionata al governo Berlusconi nel 2003.

No alle diseguaglianze e ai privilegi, nuova etica pubblica, equità nella ridistribuzione delle risorse, difesa dei beni comuni.(14 maggio 2010 – la lungimiranza di SEL)

La fiducia può tornare solo riducendo le diseguaglianze - Articolo del Segretario Generale della CGIL su ‘l’Unità’

Manovra: Non+disposti a tutto, colpisce i giovani

Aumento al 29,6% della disoccupazione giovanile (nel primo trimestre 2010 il dato era del 28,8%), con un picco del 46,1% registrato per le donne del Mezzogiorno: un record assoluto dal 2004, “sono i dati drammatici rilevati oggi dall’Istat per i giovani“.

A denunciarlo è la campagna della Cgil ” Giovani NON+ disposti a tutto” che sottolinea come “questa situazione significhi esclusione dal sistema lavoro di energie, idee, e finanche eccellenze intellettuali di una parte consistente della popolazione italiana”.

Spagna: governo cambia norme su debiti famiglie
Un provvedimento che viene considerato come un successo del movimento degli indignatos.

CONTRATTI E RAPPRESENTANZA
Contratti: ecco perché la Cgil ha firmato
Contratti e rappresentanza, c’è l’accordo unitario
Contratti: Landini: non siamo d’accordo, votino lavoratori
Contratti, il testo dell’accordo
Documento dell’Associazione “Lavoro e Libertà” sul recente accordo tra i sindacati confederali e la Confindustria.

IN EVIDENZA
03/010/11 – lavoro notturno e lavoro a turni pause e nutrizione consigli per i lavoratori.
I giovani e lo spirito critico
Il contenuto: una visione fuggevole

 

APPROFONDIMENTI

 

Luciano Chiodo


Siate la Maggioranza!

Il problema è la risposta

ottobre 7, 2011 3 commenti

Per fortuna non stavo guidando, avrei potuto perdere il controllo della macchina.
Dico praticamente sul serio e mi riferisco alla visione quasi sconvolgente che ebbi qualche giorno fa alzando lo sguardo e trovandomi di fronte questo gigantesco cartello.

Eeeeeeeh?
Sono rimasto senza parole per qualche secondo (un tempo lunghissimo per me) cercando di elaborare tale assurda visione.
Il mio primo pensiero è stato quello riguardante uno scherzo, una pubblicità di un qualche comico o spettacolo teatrale che, prendendo in giro l’attuale Italia, ne scimmiottava gli slogan.
Guardando poi meglio, mi sono accorto di quanto fosse tragicamente reale e l’ho collegata all’articolo di Repubblica in cui si esaminava la caduta verticale di iscritti all’interno del Popolo delle Libertà.
Da sgomento a retroscena comico, da indignazione a tristezza per come il maggior partito di governa considera gli italiani: pecore senza cervello, pronte a bersi tutta la più vetusta retorica.

Tornato poi a casa sono andato a cercare e, sul sito, ho trovato tutti i vari formati qui postati. La prima cosa che mi è saltata all’occhio, oltre le considerazioni che farò successivamente, è il cambio di simbolo. Un, due, tre ed è sparita la parola “Berlusconi”. Il suo partito non ha più nel simbolo il nome del capo. Il sultano è stato espropriato del nome, i vassalli paiono aver preso una posizione netta e di contrasto. O le leggi del marketing hanno fatto capire a B che la sua presenza non poteva che essere dannosa. Quali che siano le motivazioni, è iniziata l’operazione sganciamento, lo scaricamento, il tiraggio dello sciacquone.

Intendiamoci, a mio modo di vedere è un segnale importantissimo, sintomo di un malcontento finalmente espresso e che porterà a una rapida caduta del monarca. Lo dico perché questo è il primo tentativo “commerciale” di sganciarsi da Berlusconi, una mossa di marketing dal peso enorme per chi ha costruito la sua fortuna proprio maneggiando le varie leve comunicative. E’ la stessa natura del partito che abbandona il suo fondatore, è un radicale riassetto che avrà la sua legittimazione nel prossimo congresso e che vedrà un B. ormai alle corde. Quando la tua stessa creatura ti si rivolta contro, le ore non possono che essere contate.

Successivamente, riguardando il tutto, mi sono reso conto come sia stato fatto un grossissimo errore comunicativo, spassoso per chi milita dalla parte opposta. La campagna comunicativa è impostata su domande aperte che, cercando di far partecipare l’eventuale militante, pongono domande con solo due risposte possibili. Le domande, in quanto a validità, non possono certo essere considerate secondarie. Distinguere il vero dal falso, non arrendersi, avere più forza per uscire dalla crisi sono tematiche bene o male valide e che possono essere poste a qualunque italiano che, di questi tempi, si interessi un minimo della vita politica ed economica del paese.
Per quanto comunque intrise della solita natura aleatoria e immateriale, che non lascia nessun ancoraggio a dati reali, a considerazioni contingenti e temporalmente limitate, le domande rimangono valide. Il problema è la risposta.

E’ comico come non solo io ma in molti si sono chiedi: “ma per iscriversi al Pdl, qual è la risposta giusta”? Un autogol mediatico non indifferente devo dire, che non ci si aspetta da questo partito.
”Sai distinguere il vero dal falso?”
”si ok, credo…ma a questo punto? Sto con il pdl o meno? Cioè, mi devo tesserare o proprio perché so distinguere devo evitare di farlo?”
Insomma, suggerite la risposta giusta ragazzi, perché vedo già molta gente titubante che voleva iscriversi ma, vedendo questi cartelloni, ha una paura tremenda di dar la risposta sbagliata. Sudore e panico tra i sostenitori e veline tra i militanti con le risposte esatte, per evitare l’imbarazzo a un partito che, abbandonando il comunicatore capo, si è già fatto un autogol simile a quello delle Br in campagna elettorale.
Questo nuovo corso, mi piace proprio…

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

Tra Meredith e Vanzetti

ottobre 5, 2011 Lascia un commento

 

Per quanto riguarda i fatti in questione, non ho la minima intenzione di prendere una posizione a favore o contro i risultati processuali. Perché? Semplicemente perché non sono un giudice e non ho a disposizione né tutte le informazioni necessarie né la cultura e la conoscenza adatta per giudicare un avvenimento in base alle leggi italiane.

Trovo però davvero sconcertante come praticamente tutti si siano nel giro di qualche ora schierati a favore o contro, quasi si trattasse di una partita di calcio, disumanizzando la situazione e offendendo pesantemente non tanto le istituzioni italiane, quanto il sacrosanto diritto di svolgere la professione per cui si è a lungo studiato. Io non mi permetto certamente di contraddire un medico chirurgo quando opera nel suo campo e nemmeno un architetto quando progetta un palazzo. Allo stesso modo, mi incavolerei non poco se un pilota d’aviazione mi venisse a fare lezioni su come scrivere un articolo o, soprattutto, come impostare una strategia comunicativa e pubblicitaria per un determinato prodotto/evento.

Le professioni specializzate (avvocati, giudici, medici ecc ecc) sono tali perché implicano anni e anni di studio e un continuo aggiornamento per il quale, difficilmente, l’uomo qualunque può mostrare lo stesso livello di sapere.
Bisogna mettersi in testa che ogni professione è svolta da uomini che, in quanto tali, possono sicuramente sbagliare. Sono consapevole che in determinati campi un errore possa sconvolgere intere vite, ma non per questo si può ipotizzarne la possibilità di un’assenza totale.
D’altro canto, per uno sbaglio quante volte è stato fatta la cosa giusta?
In questo senso io non voglio generalmente lasciare impunito chi compie un errore ma esortare tutti a considerare come tale un eventuale atto sbagliato e non certo come una premeditata malignità o una crepa strutturale dell’intero sistema.
Chi sbaglia dovrà essere punito dagli organi preposti e non certo da sommosse popolari fomentate soltanto da un indignazione indirizzata dai media.
E’ un questa ottica che, nuovamente, chiedo che le professionalità vengano rispettate così come l’esistenza di categorie e di albi che non sono solo simboli di eventuali caste ma organi di autoregolamentazione che forniscono la garanzia di un codice etico-morale che la legge ordinaria non può sancire. L’iscrizione all’albo dei giornalisti non implica soltanto l’onore di essere considerato tale, ma anche l’onere di dover rispettare una serie di regolamenti e di norme strutturate appositamente per evitare che una professione così delicata possa essere strumentalizzata e diventare il regno del caos e dell’opinabile. Allo stesso modo l’operato dei giudici non è certo infallibile ma è necessario capire che non si può pretendere che lo sia, non è concepibile pensare che un essere umano non sbagli mai. Oltretutto un giudice deve lavorare basandosi sul codice penale e sulle leggi, non sulla morale e sul senso comune. Queste due categorie, legge e morale condivisa, a volte non coincidono ed è ovvio che un buon Giudice deve far proprie le ragioni normative e non quelle “di pancia”.

D’altronde, guardiamo all’America. Un sistema giudiziario per cui le precedenti sentenze possono aver funzione di legge e nel quale i giudici popolari (gente comune) è chiamata a giudicare. In questa logica si chiamano uomini senza alcuna competenza a pronunciarsi riguardo a questioni anche davvero importanti, li si espone a pressioni e a obblighi per i quali non sono preparati e li si lascia in totale balia delle manipolazioni medianiche e professionali.
Da questa struttura emergono al giorno d’oggi condanne capitali per colpe nemmeno accertate e, in passato, abbiamo visto persone come Sacco e Vanzetti accusate e giustiziate non tanto per l’oggettività dei fatti quanto per il semplice sentimento di terrore e l’odio razziale/sociale verso minoranze etniche o culturali.
E’ per negare questa perversione, questo giudizio dell’uomo qualunque, che esiste nel nostro sistema giudiziario la figura del giudice altamente professionale e indipendente dagli umori di una folla sempre più indottrinata.

Torno quindi a ribadire la necessità di tornare a rispettare chi ha dedicato anni e anni della sua vita allo studio e che ha tutto il dannato diritto di svolgere la propria attività nel migliore dei modi. Noi non siamo giudici (almeno, la maggior parte di noi) e per questo, in determinati casi, la frase “non sono abbastanza istruito nel campo per poter giudicare” dovrebbe venir stampata a chiare lettere sulla fronte di tutti.

Altrimenti, torniamo alle arene con le condanne per acclamazione, magari così la folla, invece che contro chi ha il diritto e il dovere di compiere la propria professione, potrà scagliarsi contro se stessa e combattersi a vicenda.

Luca Gariboldi

 

Siate la Maggioranza!

In Bici contro le Mafie

ottobre 3, 2011 1 commento

 

Eccoci qui, dopo aver promosso questa biciclettata mi pare giusto farvi vedere un bel report.
Questo è il video da me girato e montato, bene o male il riassunto di quella bella domenica tra pedali e antimafia. E’ abbastanza lungo (17 min) ma non me la sono sentita di tagliare più di quello che, purtroppo, sono stato costretto a eliminare per non far diventare il tutto di una lunghezza insostenibile.
Buona Visione!

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

Comma ammazza-blog: post a rete unificate

settembre 30, 2011 Lascia un commento

 

Non so in quanti lo faranno, ma ho trovato questo post in rete con l’invito a promuoverlo il più possibile.
Date le informazioni contenute, non posso esimermi.

Luca Gariboldi

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Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete?
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete.

Cosa prevede il comma 29?
Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi.

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete?
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete.

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico?
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica?
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l’impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”).

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica?
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene.

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta?
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro.

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati?
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger.

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie.

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici.

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla?
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe?
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?
Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia.

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via… Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore.

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?
Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo.

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma?
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

(http://www.valigiablu.it/doc/538/comma-ammazzablog-post-dedicato-a-gasparri-c.htm)

Siate la Maggioranza!

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Un uomo solo?

settembre 28, 2011 Lascia un commento

 

Ormai la tesi che da più parti non viene nemmeno esposta ma passa per essere un dato per scontato è la solitudine di un premier che, abbandonato da tutti, rimane come capitano di una barca che affonda. A parte che non vedo proprio il soggetto in questione come capace di rimanere l’ultimo baluardo ma piuttosto, se non fosse bloccato dai procedimenti penali e dalla sua smania di potere, sarebbe più probabile vederlo travestito da donna incinta per riuscire a salir sulla prima zattera di salvataggio. Trovo poi davvero inaccettabile il puntare la lancia, per altro ultimamente davvero spuntata, verso un solo uomo. Il pietismo, il tentativo di raffigurarlo malato, con problemi mentali, gravato da un peso eccessivo per la sua anziana età, mi fa oltretutto rivoltare. Smettiamola e torniamo a reputarlo pienamente consapevole e convinto di tutti i suoi atti.

Una cosa fondamentale da mettersi in testa è che il nostro Primo Ministro non è solo, non lo è stato prima, né durante tutte le sue legislature, e la diatriba interna al suo partito e agli alleati è semplicemente un rigurgito di democrazia che da tempo era riuscito a gettare nel dimenticatoio della sua parte politica. Ponendo tutto il peso sulle sue spalle e cercando di affossarlo si da spazio, di riflesso, ad aberranti teorie come quelle di un governo tecnico e quelle che, se tolto B, tutto potrà tornare alla normalità. Rifiuto totalmente questa idea.
“L’accusato” è solo la punta di un enorme iceberg che propina le sue stesse idee e i suoi modi di comportamento senza le luci dei riflettori addosso. Pensare che una sola persona, senza l’appoggio di nessuno, possa fare quello che è stato fatto in questi anni?
Ponendo lui come massimo Capro c’è il rischio concreto che, eliminato politicamente, tutti i suoi sodali subiscano una sorta di amnistia globale che permetterebbe loro di continuare indisturbati. Cosa sarebbe il nostro Capo di Governo senza i vari Romano, Tarantini, Razi, Scillipoti, Brunetta, LaRussa, Santanché, Bondi, Letta, Cicchitto, Gasparri, Bossi, Calderoli, Borghezio e chi più ne ha più ne metta?
Come molti di loro, probabilmente, senza di lui non sarebbero mai politicamente esistiti, così lui senza di loro sarebbe un contenitore vuoto o riempito con altre e differenti idee.
E se una bottiglia contiene veleno, la soluzione è spaccare il contenitore o buttare il contenuto?

E’ dunque necessario, a mio modo di vedere, smetterla di puntare il dito sempre e solo verso un singolo che certamente ha affossato l’etica pubblica e il prestigio italiano sul piano internazionale ma che, al contempo, è singolo fautore delle sue sole prestazioni amorose e di corruttela. Per tutto il resto, come la più pregnante manovra economica e ogni altra decisione che sta mandando allo sfascio questo paese, non può essere considerato responsabile un singolo ma tutti i ministri e, insieme, i parlamentari che alzano le manine per dare il proprio assenso.

Mandate via Berlusconi e ne riparliamo? No, non può essere che tutta la classe dirigente se la cavi in questo modo. Al suo andarsene, nulla cambierebbe se non la facciata.
Torniamo a guardare ai contenuti reali, osserviamo chi li attua e riconsideriamo colui che non è onnisciente e onnipresente, non è paranormale ma è solo una persona circondata e sostenuta da un intero partito. Una persona responsabile dei propri atti e che dovrà confrontarsi con essi, ma che non può assolutamente sgravare tutti gli altri conniventi che, quasi al suo pari, stanno sfasciando questa nostra italietta.

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

Una Storia tra tante.

settembre 26, 2011 1 commento

 

Questa è la storia di uno dei ragazzi di cui ho già scritto, quelle persone provenienti dall’Africa e deportate a causa della guerra in Libia.
La storia è assolutamente vera, tanto che sarà detta anche in questura al momento della richiesta dello status di rifugiato, scritta da me sotto dettatura del ragazzo in questione.
Per questioni di privacy e per non violare l’intimità di nessuno, ho preferito non scrivere il nome e il cognome dell’interessato, lasciando un generico XXX.
Di storie come queste ce ne sono davvero tante. E’ tristissimo solo pensarlo.
Vi lascio alle sue parole.

XXX è nato in Ghana nel 1982
Ha iniziato le superiori ma all’età di 14 anni, per provvedere al sostentamento della famiglia, è stato costretto a lasciare gli studi iniziando a lavorare come saldatore, mestiere imparato dal padre.
In Ghana ha trovato una compagna con la quale, per questione di denaro, non ha mai potuto sposarsi. La compagna, purtroppo, è morta prematuramente lasciandogli una bambina.
Nel 2000, a causa dei bassissimi salari percepiti nel suo paese natale e per provvedere al sostentamento sia della figlia che dei genitori anziani, è costretto a partire per la Libia insieme a uno dei suoi fratello. Le offerte di lavoro lo portano a Ra’s Lanuf
In Libia lo stipendio non è certo alto ma rimanendo a Ra’s Lanuf, escluso un breve periodo in cui la ditta Bilfinger lo ha spostato di città, i soldi gli bastano per vivere riuscendo oltretutto a mandare qualche cosa a casa per aiutare i suoi genitori, considerati anziani (suo padre ha attualmente 75 anni, un’età non certo ottima per il lavoro di saldatore).

Nel febbraio 2011 scoppia la rivolta nel paese e le bombe iniziano a cadere in modo indiscriminato sulle principali città libiche, concentrandosi su quelle con un’economia maggiormente fiorente e soprattutto vincine ai pozzi di petrolio e agli stabilimenti di raffinazione. Ra’s Lanuf è una di queste. Il 16 Febbraio 2011, alle 17 di sera, una bomba colpisce in pieno la casa di XXX. Dato l’orario, tutti gli abitanti erano nella costruzione a due piani.
Il fratello, che alloggiava al primo piano, muore a causa dell’esplosione mentre XXX, al pian terreno, viene scaraventato a terra procurandosi un taglio all’altezza del sopracciglio e una profonda lacerazione sulla nuca. Degli altri 4 abitanti della casa bombardata, si sono completamente perse le tracce. XXX, frastornato e sanguinante, viene raccolto da terra da un ragazzo libico che, immediatamente, lo porta a casa sua per nasconderlo. La polizia di Gheddafi sta infatti procedendo a un sistematico rastrellamento, imprigionando o facendo scomparire chiunque non sia della giusta nazionalità. Stessa cosa stanno facendo i ribelli, accusando quelli più scuri di pelle di essere mercenari. Portatolo a casa, il ragazzo si accorge delle profonde ferite e della necessità di portare XXX immediatamente all’ospedale. Tra l’incertezza e la paura passa la prima notte nella quale si tenta di fermare il sangue e di curare la vittima dell’esplosione alla bene e meglio, con bende e disinfettanti trovati in casa.
Il giorno dopo il salvatore di XXX, ormai deciso, prova a portarlo in ospedale ma i due incappano in un posto di blocco. A nulla valgono le proteste del ragazzo e i poliziotti, usando modi brutali, prendono XXX e, incuranti del sangue e delle ferite, iniziano a malmenarlo. Dicono che gli ospedali sono solo per i Libici e che lui, Ghanese, non ha il minimo diritto di chiedere alcuna cura. Poco importa il suo passato di regolare lavoratore.
Cacciato via il ragazzo libico e senza minimamente giustificare le proprie azioni, i poliziotti trascinano XXX fino alla prigione dove viene sbattuto una cella molto piccola contenete più o meno 15 persone, tutti di nazionalità non libica.
All’interno della cella nessuno sa il reale motivo della prigionia, se non la follia del colonnello, e tanto meno quali siano le intenzioni della polizia per il futuro. Chiunque si azzarda a fare domande di questo tipi viene preso dai poliziotti e picchiato. Spesso dipende dalla giornata o dall’umore della guardia che, se arrabbiata, malmena i prigionieri in modo indiscriminato e per futili ragioni, usandoli come modo per sfogare la sua rabbia.
Ai carcerati non viene premesso di parlare con l’esterno, non viene spiegata la motivazione dell’arresto e vengono costantemente usati come sfogo per la violenza delle forze dell’ordine.
Nella cella non è presente alcun letto e il bagno quindi, per espletare i propri bisogni, è necessario chiedere alla guardia che, se non decide di picchiare il prigioniero, può acconsentire. Altrimenti è possibile andare in bagno, esterno alla cella, due volte al giorno in chiari orari prestabiliti, due alla volta e sotto il vigile sguardo del carceriere. Non esiste la doccia o la possibilità di lavarsi.
Ai prigionieri viene fornita ogni giorno una piccola bottiglietta d’acqua, forse meno di 50 cl, una colazione non abbondante, spesso composta solo da Tea, e un pasto unico nel primo pomeriggio formato da un poco di pane e poco altro.
XXX, con la ferita alla testa sanguinante e non ben curata, prova a chiedere di essere portato in ospedale. Viene picchiato per questo e gli vengono rifiutate le cure. Per fermare le emorragie, XXX è costretto a utilizzare il pane e inventarsi altri metodi sicuramente non igenici e che hanno messo a forte rischio la sua salute.

Per mesi la vita di XXX è stata la prigione, tra pestaggi e vessazioni, senza sapere nulla di ciò che succedeva all’esterno, senza poter parlare con nessuno, senza avere informazioni sul proprio futuro.
Il suo pensiero costante, oltre la propria sicurezza, è rivolto alla famiglia. I suoi genitori e sua figlia vivono grazie ai soldi da lui mandati e una sua prolungata assenza potrebbe gravare in modo molto pesante sulla loro situazione.
Venuti a sapere del suo essere saldatore, i soldati lo hanno trascinato fuori portandolo in direzione di una casa dalla struttura fatiscente. Lì lo hanno obbligato a riparare le strutture delle finestre, sorvegliandolo costantemente e imponendogli di dormire all’interno della fatiscente struttura.
Le notti in quella situazione sono state per XXX terribili, dato che all’esterno era un continuo bombardare e sparare, uno scorrazzare di poliziotti e bande che rendevano totalmente insicuro per un non-libico il solo fari vedere. Fortunatamente non è successo nulla di grave e finite le riparazione XXX ha tentato di andare a casa, come se espletato il suo lavoro si fosse guadagnato la libertà.
Sempre senza porre giustificazioni ne spiegando un minimo la situazioni, i soldati lo hanno ribattuto in carcere.
E’ passata nemmeno una settimana quando i prigionieri sono stati obbligati, chi di peso, chi con la violenza, a salire su una barca. Nessuna spiegazione, una bottiglietta e un pezzo di pane come genere di conforto. La barca è salpata con all’interno più o meno 250 persone, tutti non libici.
Gli imbarcati non sanno la destinazione, non sanno i motivi del viaggio, non sanno assolutamente nulla. Sulla barca ogni persona aveva i suoi problemi, principalmente due ragazzi molto malati e febbricitanti.

Dopo due giorni di navigazione la barca è arrivata a Lampedusa con tutto il suo carico umano vivo. Solo allora gli imbarcati si sono resi conto di essere finalmente giunti in Italia. Una destinazione da loro non chiesta ma assolutamente ben accetta dopo mesi di insensata prigionia.
Appena arrivati, è l’ 11 giugno, sono stati accolti dalle forze dell’ordine, nutriti, idratati e portati in ospedale per tutti i controlli del caso. Gli è stato permesso di lavarsi e sono stati loro consegnati vestiti puliti. Per la prima volta dal giorno della bomba, XXX è riuscito a chiamare a casa nonostante la sua abitudine di sentire i propri parenti una volta ogni una/due settimane.
I rifugiati africani vengono tenuti a Lampedusa per pochi giorni e viene loro dato un tesserino di riconoscimenti. XXX vorrebbe informarsi sul futuro ma i poliziotti del campo non parlano o non vogliono parlare inglese e, per questo, anche in Italia le informazioni sono molto carenti. Per il periodo passato a Lampedusa, per quanto trattato bene, non può abbandonare il campo.
Viene quindi caricato su una nave, destinazione Genova. Sempre senza avere dialogo con nessuno, esclusi i suoi compagni di viaggio, sbarca nella città ligure dalla quale, tramite autobus, arriva finalmente a Trezzano.

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

La maggioranza traballa, due consiglieri escono dal Pdl

settembre 23, 2011 62 commenti

 

Solitamente faccio il riassunto del consiglio comunale, cerco di prendere tutte le sue parti ampliando quelle che, personalmente, ritengo maggiormente interessanti.
Questa volta ho ritenuto opportuno focalizzarmi solo su uno o due argomenti, essendo così importanti da meritare un unico post. Per quanto riguarda il Pgt (i piani Tintoretto e Corte Salterio) le interrogazioni e la composizione delle commissioni non consiliari, prometto che farò un scritto a parte che pubblicherò nei prossimi giorni.

Dunque, quali sono le notizie fondamentali?
L’abbandono, da parte di Nino Russo (Pd) della presidenza della commissione politiche finanziarie e bilancio.
L’uscita di Amato e Russomanno dal gruppo trezzanese del Pdl.

Per quanto riguarda il gesto di Nino Russo, credo che sia stato bene o male un gesto dovuto e responsabile.
Come può un membro della minoranza essere presidente di una commissione il cui operato, ovviamente in giunta ma principalmente in consiglio comunale, passa sempre e comunque a colpi di maggioranza?
A suo tempo, la logica dell’accettazione di questo incarico credo sia stata quella di una speranza relativa a un reale ascolto e una vera condivisione da parte di tutti i rappresentanti rispetto alla compilazione del bilancio, strumento sempre più difficile da usare garantendo la quadratura del cerchio. Da presidente, con la possibilità di convocare la commissione e di porre gli ordini del giorno, la minoranza avrebbe garantito un’apporto notevole e una necessaria voce plurale nel redigere il documento forse più importante, il Bilancio comunale.
Si è però assistito a prese di posizioni unilaterali, a forzature a al completo disinteresse rispetto ai consigli dell’opposizione, mai ascoltati. Una logica che avrebbe avuto la sua parziale giustificazione nel caso in cui il rispetto del patto di stabilità fosse sempre stato centrato rivelando così ottimali le politiche economio-finanziarie di questa amministrazione.
Cioè che, invece, rimane sotto gli occhi di tutti è il non raggiungimento di questo obiettivo e la previsione di mancarlo per l’ennesima volta se tutti i mattoncini, precari e friabili, non andranno perfettamente al loro posto. Non dico che si sforerà ancora, ma penso sia oggettiva la fragilità del documento stilato a inizio anno.
Certamente le politiche economiche e la manovra del governo hanno reso la gestione delle casse comunale di una difficoltà mostruosa e, per questo, non sono certo da caricare completamente sulle spalle della giunta. Il governo, però, è di colore PdL-Lega, il medesimo di quello di Trezzano, e dato che ogni iscritto al partito deve fare i conti anche con le decisioni prese dai proprio vertici, la colpa delle difficoltà non può che tornare sulla parte destrosa della politica italiana e, quindi, sugli stessi amministratori di Trezzano.

E allora, come può Russo, membro del maggior partito di opposizione, continuare a rappresentare un ruolo non rispettato, sommerso da difficoltà prodotte dall’avversa parte politica e rimanendo inascoltato all’interno del consiglio comunale (non ho presenziato alle riunioni della commissione bilancio, quindi su questo aspetto non posso commentare). Le dimissioni erano nell’aria e, pienamente giustificate, sono finalmente giunte. La motivazione, la goccia, è stata l’esclusione della minoranza all’interno della commissione per l’elezione dei Giudici Popolari, atto considerato dallo stesso Russo antidemocratico e irrispettoso delle minoranze e della pluralità necessaria nella gestione della cosa pubblica. Non mi focalizzo su questo, forse sbagliando, perché ritengo assolutamente questa l’ultima goccia. Ho preferito parlare dell’acqua accumulatasi prima di quest’ultima decisione.

Passiamo ora all’uscita da parte di Amato e Russomanno dal Pdl cittadino.
Ad aprire le danze è stato il consigliere Amato che, tessera in mano, ha dichiarato la propria uscita dal gruppo Pdl di Trezzano.Una mossa che era nell’aria già dall’uscita di giunta imposta a Russomanno Senir e dai ripetuti attacchi, da parte del duo di “dissidenti” già protratti contro questa maggioranza e soprattutto verso l’incoerenza del duo Catania-Rossetto. Certo è che questa mossa segna un cambio radicale nella composizione del consiglio comunale e una presa di posizione netta da parte dei due che ritorneranno «nei posti che ci spettano». Quelli più a destra, per intenderci.
Pur continuando a riconoscersi a livello nazionali negli ideali del partito fondato da Berlusconi, Amato ha dichiarato che «il Pdl a Trezzano non c’è, è qualche cosa di astratto. A dimostrazione di ciò, non ci sono né sede né struttura». Un grosso attacco, rincarato con l’accusa del continuo utilizzo, per riunioni di partito, di locali pubblici.
Ha poi domandato «io che sono presidente della commissione servizi sociali, come faccio a dare spiegazioni? Non è semplice perché il Sindaco non mi ascolta. Allora come mi giustifico davanti ai miei elettori?». Insomma, detto con parole ancora più chiare, ha fatto intendere di non voler metter la faccia davanti agli atti ritenuti porcate talmente abnormi da non poter essere in alcun modo giustificate. Rivolgendosi a Tomasino lo ha infine esortato a «giustificarsi davanti tutta Trezzano», ripetendo questa affermazione più e più volte, lamentando la sua latitanza e la sua assenza di coraggio nel portare davanti alla cittadinanza decisioni che da quest’ultima non sono mai state prese ripetutamente. Buona parte del discorso è stata fatta con il programma elettorale in mano, giudicato ormai carta straccia e inutilizzata.
F. Russomanno ha quindi preso la parola unendosi alle critiche di Amato «voglio ribadire solo una parola, da anni ce la portiamo dentro: coerenza» spiegando che «ora non ci sono più le condizioni dell’inizio, le linee programmatiche sono diventate solo carta, fumo e niente arrosto».
Con toni concitati si è rivolto anche a tutta la giunta dichiarando la sua inconsistenza «non abbiamo più chi ci governa, ma persone che provano a mettere in piedi qualche cosa senza programma»
Arrivando quasi al litigio rivolgendosi direttamente al Primo Cittadino «Il suo problema è che dovrà dare spiegazioni a tutta Trezzano di quello che ha fatto in un anno e mezzo, e cioè niente! Lei è una persona che gioca a fare il Sindaco, e per questo non è più possibile rispettarla» ha infine concluso «non sarà lei e il suo perbenismo apparente a toglierci le radici e la nostra storia politica». Personalmente, che certe radici politiche siano sradicate non mi dispiace per nulla, ma questo è un mio personalissimo commento a margine, di chi milita in una fazione completamente opposta. Sta di fatto che durante tutto questo trambusto il Sindaco ha tentato di controbattere colpo su colpo, passando dal visibilmente infastidito al palesemente incazzato. DiStasio (pdl), da buon presidente del consiglio, ha evitato che il tutto degenerasse esortando il sindaco a rispettare il diritto di parola ed evitando che il tutto si concludesse in una rissa forse solo verbale.
Con la dichiarazione «il Pdl cittadino non ci rappresenta e quindi da oggi il nostro voto sarà a sostegno solo di atti concreti per il bene di Trezzano e dei trezzanesi.» è dunque nato un nuovo gruppo, staccato dalla maggioranza, che presto troverà forma politica.

Nel giro di poco più di mezz’ora, e ancor prima dell’avvio del consiglio comunale, questi avvenimenti hanno scosso non poco gli equilibri dell’amministrazione e le ripercussioni di tali atti si faranno sicuramente sentire nel prossimo futuro. E’ intanto palese come questa amministrazione si regga ora sul voto del gruppo “responsabile” di Trezzano Oltre, quelli che un tempo si dichiaravano puri e fuori da ogni alleanza e che ora potrebbero, con il loro voto contrario, spostare drammaticamente gli equilibri contando anche su un consigliere comunale di maggioranza la cui assenza cronica non può che farci sorridere. Per quanto la bandiera sbiadita e lisa con sopra scritto “per il bene di Trezzano” riuscirà a far vivere questa amministrazione? Me lo domando da tempo, anche perché è sempre più dubbio (non per me, essendone da tempo convinto) quanto sia positivo protrarre una lunga agonia che potrà ripercuotersi per anni a venire, considerando soprattutto la dovuta approvazione del Pgt.
Staremo a vedere.

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

Spazio lavoro 21.9.11

settembre 22, 2011 Lascia un commento


Qui l’appello di Nichi e la pagina dedicata alla manifestazione.
Usa, Obama aumenta le tasse ai ricchi
No alle diseguaglianze e ai privilegi, nuova etica pubblica, equità nella ridistribuzione delle risorse, difesa dei beni comuni.(14 maggio 2010 – la lungimiranza di SEL)
La fiducia può tornare solo riducendo le diseguaglianze - Articolo del Segretario Generale della CGIL su ‘l’Unità’

Difendere il diritto alla pensione per le donne Tra i contenuti della manovra economica, i capitoli di intervento contro l’evasione fiscale, per tassare i grandi patrimoni, per eliminare o almeno ridimensionare i privilegi della politica, prima compaiono timidamente e genericamente tra le possibili misure, poi emergono i dubbi, le resistenze, ci si aggrappa a problemi di incostituzionalità o di non fattibilità tecnica, per arrivare alla fine a ridimensionarne la portata o per accantonarli completamente.
Ma sulle pensioni no, non ci sono tentennamenti, è diventato l’elemento decisivo per salvare l’Italia dalla crisi economica.…..continua

Manovra: Non+disposti a tutto, colpisce i giovani Aumento al 29,6% della disoccupazione giovanile (nel primo trimestre 2010 il dato era del 28,8%), con un picco del 46,1% registrato per le donne del Mezzogiorno: un record assoluto dal 2004, “sono i dati drammatici rilevati oggi dall’Istat per i giovani“.
A denunciarlo è la campagna della Cgil ” Giovani NON+ disposti a tutto” che sottolinea come “questa situazione significhi esclusione dal sistema lavoro di energie, idee, e finanche eccellenze intellettuali di una parte consistente della popolazione italiana”.

Spagna: governo cambia norme su debiti famiglie

NOTIZIE AL 19 SETTEMBRE

19/09/2011
Manovra: Camusso, se non si riparte presto ce ne sarà un’altra
Fiat, slitta a 27 settembre tavolo su Termini Imerese
Fiat: Termini Imerese, operai in assemblea davanti fabbrica
Benzina: nuovo record con effetto Iva
18/09/2011
I giovani e lo spirito critico
16/09/2011
Incidenti lavoro: due ustionati a Termoli, gravi
L’infortunio all’interno dello Zuccherificio per l’esplosione di un tubo che trasportava acqua bollente
Manovra: Sacconi insiste, art.8 non cambia
Galles, 3 operai morti in miniera di carbone
Manovra: Cgil, cancellare art.9, discrimina disabili
In aumento i morti nei cantieri
La Fillea ha incrociato i dati forniti dall’Inail con quelli della Commissione nazionale paritetica per le casse edili: gli infortuni mortali sono cresciuti del 17,1 per cento rispetto alle ore lavorate. Il picco tra il martedì e il giovedì
Manovra: Cgia, con aumento Iva +92 euro a famiglia
Manovra: Uil, 28 ottobre sciopero pubblico impiego
Camusso, finalmente sciopera anche la Uil
Fiat: Landini, piano Fabbrica Italia è scatola vuota
Incidenti lavoro: Chieti, muore autotrasportatore
Fiat: Termini Imerese, operai bloccano autostrada
15/09/2011
Incidenti lavoro: Foggia, muore agricoltore
Fiat. Landini e Airaudo (Fiom): “La sentenza del Tribunale di Torino cancella il tentativo dell’Azienda di escludere chi dissente dalle sue fabbriche. Confermiamo la nostra intenzione di procedere con le cause individuali”
Crotone, operai in cassa restano su ciminiera

CONTRATTI E RAPPRESENTANZA

Contratti: ecco perché la Cgil ha firmato
Contratti e rappresentanza, c’è l’accordo unitario
Contratti: Landini: non siamo d’accordo, votino lavoratori
Contratti, il testo dell’accordo
Documento dell’Associazione “Lavoro e Libertà” sul recente accordo tra i sindacati confederali e la Confindustria.

IN EVIDENZA

I giovani e lo spirito critico
Il contenuto: una visione fuggevole

Benvenuto a Giulio Cavalli
Cavalli aderisce a Sinistra Ecologia Libertà: in Lombardia, si rafforza il cantiere della sinistra

caso MaVib: interrogazione urgente
convergenze e e(mozione)
costi della politica. Cavalli: “oggi solo un primo passo del consiglio regionale contro le diseguaglianze

APPROFONDIMENTI

DONNE IN PENSIONE E’ molto peggio di quanto ci raccontano: con il maxi emendamento presentato dal governo per le donne la pensione di anzianità è una chimera. [...]

Manovra: Iva al 21%, scattano i rincari

Infortuni sul lavoro – INAIL RAPPORTO ANNUALE 2010(versione integrale)

Comunicato stampa aprile 2011Cassa integrazione Cig Lombardia –gennaio-febbraio-marzo 2011 variazione percentuale  gennaio-febbraio-marzo 2011
Sintesi dati gennaio -febbraio-marzo 2011 gennaio – su gennaio -febbraio-marzo 2010
Sintesi Licenziamenti gennaio -febbraio-marzo 2011 su gennaio -febbraio-marzo 2010

APPUNTAMENTI – SEGNALAZIONI

  • 26 Settembre 2011 alle 17 presso la Camera del Lavoro di Milano Presentazione del libro “Sergio Garavini. Il sindacalista politico”
  • da ottobre a dicembre: ciclo di incontri sulla storia del sindacato 120 Anni CGIL Milano
  • FiomNetWork il social network della Fiom-Cgil
  • agoradellavoro Per incontrarsi, ribellarsi, progettare. Accade a Milano

  • IL LAVORO A TREZZANO E DINTORNI
  • 21 luglio 2011
    Maflow Trezzano
    Lavoratori Maflow
    Giovedì 21 H.17 assemblea dei Lavoratori Maflow davanti i cancelli della Maflow per valutare nuove iniziative sia legali che politiche contro l’arroganza dell’imprenditore Polacco che ad oggi non ha rispettato gli impegni presi nell’accordo del 12 Agosto 2010.
    27 giugno 2011
    Hitman Corsico

    E’ ancora incerta la conclusione della lunga vertenza occupazionale dei circa 70 lavoratori della Hitman di Corsico, in maggioranza donne.
    L’accordo sindacale del 18 ottobre 2007, sottoscritto dalla Graniglia & Partners SpA, la Filtea Cgil e le Rsu della Hitman, prevedeva il piano industriale per il rilancio dell’attività produttiva.
    Il 6 novembre del 2007, la Giunta comunale di Corsico si impegnava a perseguire l’obiettivo di creare le condizioni per la continuità dell’attività produttiva e occupazionale della Hitman.
    Questo impegno si concretizzava con l’approvazione dell’atto di indirizzo nel Consiglio comunale del 20 aprile 2009, dove vengono definite due aree di intervento: una in zona ex Burgo per la costruzione del complesso produttivo integrato; l’altra nel sito dell’attuale stabilimento, con demolizione dell’esistente e ricostruzione di un mix funzionale di commercio-terziario-residenziale.
    A oggi però non si è ancora entrati nella fase attuativa degli accordi.
    Di seguito le tappe della vertenza.
    Tutte le tappe (Ufficio Stampa Comune di Corsico)
    … e qualche dato
    Gli addetti e le imprese a Trezzano
    Nel 2008 le imprese censite nel territorio del comune sono 2084 per un totale di 12255 addetti (Anno 2005). Di queste 451 per 4283 addetti appartengono al comparto dell’industria; 563 per 3288 addetti al comparto del commercio; 729 per 3878 addetti al comparto servizi.
    La crisi economica di questi anni e, in alcuni casi, scelte aziendali di pura riduzione dei costi o di carattere speculativo, hanno portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro, con una pesante conseguenza sulle condizioni di vita delle persone e sul tessuto sociale di Trezzano.
    Alcune vertenze occupazionali recenti o in corso:
    Maflow, Happening, Nastroflex, Cem, Agm, Rocam Relly, Calamari,Akzo Nobel Coatings,Telesch, Man Servizi

  • INTERVENTI – DIBATTITO
  • Sciopero Precario?
    Difendere il diritto alla pensione per le donne
    Le difficoltà di scioperare
    La cura del comune e la logica del saccheggio. Idee e proposte contro la crisi

Luciano Chiodo
Siate la Maggioranza!
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