Le difficoltà di scioperare
Come sapete il 6 Settembre la Cgil ha annunciato lo sciopero generale di 8 ore di tutte le categorie.
Tralasciamo ora le varie considerazioni sulla necessità di internazionalizzazione dei movimenti sindacali e sulla ricerca di una nuova unità sindacale italiana che stenta a trovare ragione d’esistere.
Voglio scrivere, invece, prendendo spunto da una frase detta da un mio amico, certamente non uno stupido, durante una grigliata sabato sera.
Io: “il 6 ti voglio in piazza eh”
Lui: “che giorno è?”
Io: “Martedì, mi pare”
Lui: “cavolo, non posso. Martedì mattina lavoro”.
Detto così non può che suonare ridicolo e la prima frase con la quale ho risposto verteva sul fatto che è naturale che lo sciopero si ponga sopra l’orario lavorativo. Altrimenti, che sciopero sarebbe?
Andando un poco più nello specifico però, si può comprendere come questo scambio di battute fotografi dannatamente bene la situazione italiana.
Questo mio amico non sciopera non tanto per mancanza di volontà, quanto per impossibilità materiale. Lui, laureato, si sta specializzando e nel mentre lavora in vari ambiti tra cui l’educazione sportiva scolastica e, in questo caso, all’interno di una palestra. In tale struttura lavora non certo a tempo pieno ma saltuariamente assieme a un altro ragazzo, lui a tempo pieno, e ai due titolari dell’esercizio. Non so bene se il contratto sia a progetto o se, semplicemente, lavori in nero.
Cosa vorrebbe dire, dunque, scioperare?
Se anche l’altro ragazzo aderisse (cosa peraltro lontana dall’essere) la palestra continuerebbe a funzionare grazie al lavoro dei due titolari. Al contempo il mio amico si troverebbe “bollato” come scioperante, contestatore, scansafatiche e vari altri epiteti che porterebbero tranquillamente al suo allontanamento.
Il suo scioperare non porterebbe nessun danno alla sua “azienda”, che continuerebbe a essere aperta, e al contempo metterebbe in serio pericolo il suo lavoro, mancandogli le dovute tutele connesse a un contratto indeterminato.
Se nelle grandi aziende piene di precari la possibilità di uno sciopero esiste ancora, nelle piccole realtà essa è stata debellata totalmente. In una grande azienda, poniamo di call-center, uno sciopero reale e concordato di tutti i lavoratori porterebbe certamente a una paralisi lavorativa e all’impossibilità di licenziare tutti in massa pena il blocco del servizio per diversi giorni a venire. Certo, si darebbe il fianco a licenziamenti (o meglio, non-conferme) mirati e ben indirizzati, ma lo scopo sarebbe comunque raggiunto. La necessità attuale è mettersi in testa che lo sciopero è tornato a costare caro come un tempo, che tutte le tutele ottenute in passato sono ancora valide ma per forme contrattuali purtroppo passate. La nuova lotta non deve riguardare il ri-ottenimento di ciò che è stato acquisito, per la maggior parte mai abolito, ma l’adattamento di tutte le forme di tutela al nuovo mercato del lavoro. Data l’impossibilità da parte del padronato, o imprenditore che dir si voglia, di scavalcare contratti giustamente blindati da lotte e scioperi, lo stesso si è semplicemente inventato un nuovo mercato dove queste norme non sono applicabili.
E’ dunque necessario ritrovare le passate forme di lotta e ribadire, compiendo anche molti sacrifici, che i lavoratori sono uomini e non merci.
In questo processo le grandi fabbriche e le grosse realtà lavorative devono tornare a essere in prima linea, consce del loro potere derivante dai numeri. Quando si facevano i grandi scioperi, quando si lottava per il contratto nazionale, per le 8 ore e per tutti quei diritti che ormai reputiamo acquisiti, il tutto avveniva nella totale calma e senza alcun rischio? NO.
Lo sviluppi ci ha portato nuovamente in questa situazione, a noi mettercelo in testa e praticarlo, in special modo all’interno delle grandi strutture.
Attualmente scioperare implica sacrifici, rinunce e poca sicurezza. Inutile negarlo.
Attualmente scioperare è un dovere e una necessità, per noi giovani e per il nostro futuro. Inutile negarlo.
Questa è la situazione in cui sono costretti molti giovani, e non solo, e che ormai da anni si impone nelle agende sindacali e politiche. Fino a ora non si è però fatto nulla di concreto, a parte iniziative estemporanee, e risulta davvero svilente constatare come per molti questa situazione sia ancora una novità da analizzare e non una certezza contro cui combattere.
Rimbocchiamoci le maniche, lavoriamo al nostro meglio quando c’è da lavorare, ma scioperiamo e contestiamo quando le necessità lo impongono. Uniti, decisi, consapevoli di star agendo oggi per migliorare un domani che, sempre più, tentano di portarci via.
Luca Gariboldi
Siate la Maggioranza!
