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Salta il tavolo alla Maflow

 

Ieri mattina, verso le 10, all’interno dei cancelli della Maflow di Trezzano si è svolto un incontro cruciale per il destino dell’azienda.
Proprietà e sindacati seduti a un tavolo per discutere riguardo alla situazione attuale dell’azienda che, oggettivamente, non sta rispettando i patti.

Secondo l’accordo stipulato l’anno scorso, infatti, per l’acquisto di tutto il gruppo Maflow (Italia, Brasile e Cina) la proprietà polacca si era impegnata a stilare per la fabbrica trezzanese un piano di rientro di lavoro, un aumento di commesse e il ritorno all’occupazione di 30 lavoratori, con priorità alle coppie, entro l’estate appena passata. Al rispetto di queste clausole è vincolata la firma dell’accordo sindacale senza il quale la vendita dell’intero gruppo potrebbe risultare nulla.
L’attuale posizione dei Sindacati, Cub e Fiom in testa, è molto semplice e ben supportata dai lavoratori: se non ci si muoverà al più presto verso una reale volontà di rispetto degli accordi, si procederà tramite avvocati promovendo una causa che, se vinta, toglierà la proprietà della multinazionale dalle mani polacche.
Dall’altra parte la campana imprenditoriale che sostiene di non poter fare di meglio per quanto riguarda l’aumento di commesse, a causa della crisi economica e che, anzi, si potranno preannunciare altre casse integrazioni specialmente all’interno della forza lavoro impiegatizia.

Con queste premesse si è arrivati al tavolo di ieri in cui l’attuale proprietario ha messo sul tavolo l’impiego di 5 lavoratori cassaintegrati e il rientro di altri 10 in due tornate nei mesi a venire. Non c’è stata però alcuna presentazione di un valido progetto per il rientro lavorativo e nemmeno l’assicurazione di una marcia indietro verso le prossime casse integrazioni paventate all’interno dei “colletti bianchi”. Forti del precedente non rispetto dei patti e consapevoli di avere finalmente un’arma appuntita tra le mani, quella legale, i rappresentanti sindacali di Cub e Fiom si sono quindi alzati e hanno abbandonato il tavolo delle trattative, giudicando inaccettabili le condizioni proposte.

Una rottura secondo me dovuta perché in tali condizioni si rischia di essere cornuti e mazziati, lasciando morire lentamente la fabbrica trezzanese aggrappandosi a speranze palesemente inconsistenti. Con la possibilità di una causa, oltretutto, i lavoratori e le forze sindacali sono consapevoli di poter avere un grosso vantaggio nelle future e auspicabili trattative dato che, se è palese da parte polacca la volontà di chiudere l’azienda trezzanese, così non si può dire per le realtà Cinesi e Brasiliane in un mercato dell’auto che risente della crisi meno che gli altri settori.
La posizione becera e incosciente della proprietà è anche riuscita in un “miracolo” da ben pochi sperato, e cioè riunire il fronte interno e quello esterno dei lavoratori Maflow preannunciando una stagione di nuove battaglie e scioperi.
La mobilitazione è quindi ricominciata, questa volta con valide speranze al seguito, per smascherare, se fosse ancora necessario, il piano di disinvestimento e chiusura nella mente del padronato polacco abituato a trattare i lavoratori come merce o ingranaggi inanimati all’interno dell’attuale sistema economico. Sistema, oltretutto, palesemente sbagliato e tendente all’autodistruzione.
Pensare che una maggiore solidarietà, una concezione di lavoro come crescita umana e la visione dei lavoratori come parte integrante e pensante del sistema produttivo è troppo difficile?

Luca Gariboldi

Siate la Maggioranza!

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